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mercoledì, 28 gennaio 2009

Memoria






SHEMÀ



Voi che vivete sicuri

Nelle vostre tiepide case

Voi che trovate tornando a sera

Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo,

Che lavora nel fango

Che non conosce pace

Che lotta per mezzo pane

Che muore per un sì o per un no.

Considerate se questa è una donna,

Senza capelli e senza nome

Senza più forza di ricordare

Vuoti gli occhi e freddo il grembo

Come una rana d'inverno.


Meditate che questo è stato


Vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore

Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi:

Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,

La malattia vi impedisca,

I vostri nati torcano il viso da voi.


Primo Levi, Se questo è un uomo, Torino, Einaudi 1956

postato da: Mauri53 alle ore 14:44 | link | commenti (9)
categorie: poesie firmate
mercoledì, 26 novembre 2008

Forse....

Chissà perchè mi è tornato questo.....???

postato da: Mauri53 alle ore 22:44 | link | commenti (5)
categorie: canzoni, video

Tantu pe' dine una.....

Stasera ho voglia di scrivere di una parola

                                                        Belin


Belìn è un termine che costituisce un intercalare tipico della lingua ligure, comunemente utilizzato dai liguri anche in italiano.
La parola è, in particolare, caratteristica del Genovese, del Savonese, dell'Imperiese e dello Spezzino. Indica l'apparato genitale maschile, il pene, qui con la valenza ancor più esplicita e volgare di cazzo (anche se con una sfumatura sovente più ironica e meno pungente del termine italiano, spesso usata con tono goliardico o anche familiare). Il termine ricorre anche in molte canzoni dialettali genovesi. È usato anche in alcune zone del Piemonte e della bassa Lunigiana, specie nelle zone di confine con la val di Magra.
È – in ogni caso – l'interiezione o esclamazione più usata nella lingua ligure tanto nel dialetto genovese che in quelli parlati nel Savonese e nello Spezzino. Può assumere tono affermativo, risentito, solenne, stupito, iroso, sconsolato, beffardo, e altro ancora.

Etimologia

Sembra che la parola derivi da Belanu (o Belenos, Belemnus), divinità protoceltica della fecondità e della procreazione, adorata anche dagli antichi Liguri entrati in contatto e convivenza stanziale con popolazioni celtiche, oppure assimilata direttamente, sia dai Celti sia dai Liguri, dall'incontro con le popolazioni mediorientali, ed in particolare con i Fenici, attraverso il Mediterraneo. In accadico si trova, infatti, Bel con il significato di "Signore", nome comune fenicio del babilonese Marduk, e innu che significa nostro: "Bel innu" è dunque letteralmente "Nostro Signore".
Attribuito ad una divinità fallica assume per trasposizione il significato popolare di "pene".[1]
Per altri autori invece il termine è affine a "budello" o "budellino" (buelu), inteso come la parte dell'intestino crasso di taluni animali, usata per gli insaccati. L'affinità sarebbe dovuta quindi alla forma del budello.
La parola budellino (buelin, beelin) sembra da escludere sia per il valore dispregiativo sia per la non compatibile "e" lunga.

Varianti

Esistono anche le forme moderate belandi e belan (derivate da bel'àngiou = bell'angelo), così come belìscimu (=bellissimo, diffusa nel ponente) o berrettin, usate soprattutto dalle donne o in contesti in cui si voglia cancellare l'allusione sessuale del termine o in conversazione con persone con cui non si ha particolare confidenza o familiarità. In alcuni varianti locali del ligure, ad esempio nel dialetto di Riomaggiore, esiste anche la forma femminile belina.

Modi di dire

Come il corrispettivo nella lingua italiana, il sostantivo belìn crea una serie infinita di aggettivazioni, forme verbali e modi di dire:
•abelinàto (abelinòu) si dice di persona stolta o poco intelligente. Tipico proverbio genovese è: «Grande, grosso e abelinòu» (grande e grosso ma molto stupido).
•belinare (anche abelinare o abbelinare) s'intende l'atto di intontire una persona (generalmente con discorsi), oppure si riferisce dell'azione tramite la quale si inganna, si raggira.
•belinàta può essere intesa sia come cosa estremamente facile da attuare sia come azione maldestra e dannosa.
•belìno quando si vuole intendere proprio il pene.
•belìna si dice di persona inaffidabile (te propriu na belina )

•belinone (o belinon) si dice, spesso in termini affettuosi e/o parentali, di persona tonta, bonaria e facilmente raggirabile.
Belìn viene usato anche, come nell'accezione italiana, per una serie di perifrasi metaforiche:
•portâ via o belìn (genovese) significa "andarsene bruscamente"

•bàttisene o belìn (genovese), batarse o belìn (spezzino) vuol dire "fregarsene, non dare importanza"; es.: «de ti me ne battu ù belìn!»

•imbelinarsi (genovese), verbo che significa "inciampare, cadere"

•imbelinare (genovese), verbo che assume il significato di "creare confusione", o anche quello di "riporre un oggetto senza alcuna cura", praticamente buttandolo - es: «dove metto la giacca?» «imbelinala sul letto!»

•avèi o belìn inverso (genovese), avèghe o belìn 'nverso (spezzino) significa "essere in collera" o, semplicemente, "essere di malumore"
•tiâ o belìn (genovese), pigiàe pe-o belìn (spezzino) significa "sfottere, prendere in giro"

•rattaiêu da belin (rattaiêu = trappola), in riferimento ad una donna decisamente non casta

•desbelinarsi: essere più spigliato nel fare qualcosa, oppure proprio "darsi da fare"; es.: «desbelinate 'n po, figieu!» («sveglia, datti una mossa, ragazzo!»)

•a belin de can ("alla cazzo di cane"): detto di cosa mal costruita.
•affiâse o belin ("affilarsi il belino"): prepararsi a conquistare una donna.
•avèine o belin pin ("averne il belino pieno"): aver perso la pazienza.
•fâ rïe o belin ("far ridere il belino"): detto di parole o decisioni stupide.
•me gïa o belin ("mi gira il belino"): espressione indicante contrarietà o manifesta insofferenza.
Intercalare
Il termine viene usato soprattutto come intercalare durante un discorso. Se usato all'inizio della frase può servire come incipit per una domanda (es.: "Belìn, pioverà mica stamattina?"), o sottolineare una sensazione di sopresa ("Belìn, e chi se l'aspettava?"), in quest'ultimo caso la parola si può anche mettere in mezzo alla frase ("sono uscito da casa e, belin, ha iniziato a diluviare").
Usato nel mezzo di una perifrasi, serve come pausa ("Sono andato a far la spesa stamattina e, belìn, mi sono dimenticato il portafogli a casa!").
Se usato alla fine della frase può indicare decisione nell'azione descritta (es.: "Sono andato a far la spesa anche stamattina, belìn!")
Tuttavia, la parola non ha un vero e proprio senso volgare, a differenza di quanto si pensa comunemente. Può assumerlo, ovviamente, a scelta, ma come significato di base può avere il significato di "accidenti", "caspita!".

Belin nello sport

Quella che è quindi la più diffusa esclamazione in area genovese e ligure in genere (adottata tanto dal camallo quanto dal broker marittimo in giacca blu) non poteva non finire nel lessico degli sportivi e in particolare dei tifosi, da quelli di calcio del Genoa CFC, della U.C. Sampdoria, dello Spezia Calcio a quelli di pallanuoto della Pro Recco, che l'hanno riprodotta su striscioni e stendardi.

Belin nella musica

•Belin è il titolo di una canzone contenuta nell'album Paganini dei Buio Pesto.
•Nella canzone Sinàn Capudàn Pascià, Fabrizio De Andrè evoca il belìn in una metafora della sfortuna: "a sfurtûn-a a l'è 'n belin ch'ù xeua 'ngìu au cû ciû vixín" (La sfortuna è un "uccello" che vola intorno al culo più vicino).

postato da: Mauri53 alle ore 22:11 | link | commenti (11)
categorie: segnalazioni, pensieri
sabato, 15 novembre 2008

Questo gattino non lo sopporto neanche più sul Blog


postato da: Mauri53 alle ore 13:13 | link | commenti (5)
categorie:
venerdì, 14 novembre 2008

UNA DURA PIOGGIA CADRÀ



E dove sei stato, figlio mio dagli occhi azzurri?
Dove sei stato, mio caro ragazzo?
Ho inciampato sul fianco di dodici montagne brumose,
Ho camminato strisciato su sei strade tortuose
Sono andato dentro a sette cupe foreste,
Sono stato davanti a una dozzina di oceani morti,
Mi sono addentrato per diecimila miglia in una tomba,
E una dura, una dura, una dura, una dura,
Una dura pioggia cadrà.

E che cosa hai visto, figlio mio dagli occhi azzurri?
Che cosa hai visto, mio caro ragazzo?
Ho visto un neonato circondato dai lupi,
Ho visto un'autostrada di diamanti, ma non c'era nessuno,
Ho visto un ramo nero che stillava sangue,
Ho visto una scala bianca tutta coperta d'acqua,
Ho visto diecimila bocche che parlavano con le lingue spezzate,
Ho visto pistole e lame aguzze in mano a dei bambini,
E una dura, una dura, una dura, una dura,
Una dura pioggia cadrà.

E che cosa hai udito, figlio mio dagli occhi azzurri?
Che cosa hai udito, mio caro ragazzo?
Ho udito il rombo d'un tuono che ruggiva un allarme,
Il boato d'un'ondata che avrebbe sommerso il mondo intero,
Ho udito cento tamburini con le mani in fiamme,
Ho udito cento che sussurravano e nessuno che ascoltava,
Ho udito una persona morire di fame, e molti che ridevano,
Ho udito il canto di un poeta che moriva nelle fogne,
Ho udito il rumore di un clown che piangeva nel vicolo,
E una dura, una dura, una dura, una dura,
Una dura pioggia cadrà.

E chi hai incontrato, figlio mio dagli occhi azzurri?
Chi hai incontrato, mio caro ragazzo?
Ho incontrato un bambino accanto a un cavallino morto,
Un uomo bianco che portava a spasso un cane nero,
Ho incontrato una ragazza col corpo che bruciava,
Ho incontrato una bambina che mi ha dato un arcobaleno,
Ho incontrato un uomo ferito in amore,
Ho incontrato un altro uomo ferito d'odio,
E una dura, una dura, una dura, una dura
Una dura pioggia cadrà.

E che farai adesso, figlio mio dagli occhi azzurri,
Che farai adesso, mio caro ragazzo?
Me ne tornerò indietro prima che cominci a piovere,
Andrò nel profondo della più buia foresta,
Dove c'è tanta gente con le mani vuote,
Dove le pillole di veleno straripan le loro acque,
Dove la casa nella valle è come una sporca e umida prigione,
Dove il volto del boia è sempre ben nascosto,
Dove la fame è brutta, dove le anime sono dimenticate,
Dove nero è il colore, dove zero è il numero,
E lo dirò, e lo penserò, e lo affermerò, lo respirerò,
E lo rifletterò da una montagna, così che tutti lo vedano,
Poi starò sull'oceano finché non comincerò a affondare,
Ma conosco bene la mia canzone prima di cominciare a cantare,
E una dura, una dura, una dura, una dura,
Una dura pioggia cadrà.

BOB DYLAN

Ho camminato , ho visto, ho incontrato, conosco....non tutto ma molto
Mauri

postato da: Mauri53 alle ore 15:47 | link | commenti (2)
categorie: canzoni
mercoledì, 21 maggio 2008

Illusione



Niente è più come era

la luce non brilla

i colori hanno perso lo smalto

tutto è soffuso

 

una nebbia sporca

tale da coprire la ragione

da smorzare voci lontane

che ritornano come una nenia

 

il cielo non è più lo stesso

le costellazioni sono confuse

i miei pensieri vagano senza senso

sento la mancanza della luce

 

Rimetterò a posto le stelle

che avevo colto per te

non è bello vivere

sotto un cielo spoglio.

 

Cercherò di vivere

senza te e ….

l’illusione di te


postato da: Mauri53 alle ore 17:26 | link | commenti (22)
categorie: poesia
giovedì, 08 maggio 2008

Vai o stai



Confucio diceva  che il modo migliore per conoscere il mondo è quello di non uscire mai dalla propria casa. Invece di spostarsi materialmente,si può viaggiare all’interno della propria anima ma forse non è l’unico modo. Ho passato parecchio tempo della vita ad attraversare le frontiere. Quelle strisce di terra di nessuno fra due posti di controllo sembrano sempre zone piene di promesse: la possibilità di nuove vite , nuovi profumi, nuovi affetti. Ma al tempo stesso scatenano in me un certo disagio , un senso di quasi di ansia per quello che mi attende. Mentre i doganieri rovistano tra le mie valige, sento che tentano di aprire la mia mente, alla ricerca di un contrabbando di sogni e di memorie proibite . Distanze coperte con un balzo , transiti , attese , code infinite , babele di lingue, differenti culture, sfumature di colore ; mente aperta ad assorbire a comprendere.

Ho vissuto in paesi dal grande passato , imbevuti da grandi tradizioni, altri li ho solo sfiorati , visti attraverso un parabrezza scheggiato, ho passato il tempo in enclavi protette , in basi scalcinate .

Città che si dipanano lungo la strada , case che si alternano a campi , deserti che si susseguono , punteggiati da oasi, grandi fiumi , passi montuosi, mercati colorati , povertà e ricchezza sfrenata , tutto ciò fa parte del mondo.

 Ho conosciuto centinaia di persone , molte mi hanno lasciato qualcosa , altre sono scivolate via perse nell’oblio. Ho montagne di queste piccole e grandi cose , accatastate, mai ordinate ma ci sono e fanno parte di me e ho portato in giro la mia anima.


postato da: Mauri53 alle ore 19:48 | link | commenti (15)
categorie: pensieri, viaggi, narrativa
domenica, 20 aprile 2008

Lei & Lui


Lei
. Formaggio. Un bicchiere di vino. Uva. Respiro di sera, lento. Nel cortile le ombre riflesse dalle finestre. Un albero di limoni. E se piove. E se non facessi in tempo?  (Mi dà un gran fastidio chi invece di scopata dice coito e va blaterando che l’orgasmo della donna è sentimentale). Uva, sulla lingua. Schiaccio l’acino lentamente fra i denti.  Prendo dal frigorifero, chissà perchè lo tengo lì, il barattolo delle olive: sono rimaste a lungo in salamoia con spicchi d’aglio, acqua, sale, limone, peperoncino e qualche foglia d’alloro. L’ho imparato da mia madre. Sono piccanti, ottime, ci stanno bene col formaggio. Non sono molte le cose che ho imparato da mia madre, ero sempre in senso contrario. Almeno avessi appreso a fare gli gnocchi e la sua bella calligrafia. La sera la stanza è come più bassa. Il tempo. E il tempo del sogno? Chi siamo noi? Due estranei, conoscenti, amici. più o meno. E’ sufficiente sia uno a crederlo per essere amici? Simpatia serale. Tu davanti a me, io, scalza con il vassoio in mano in attesa che ti accorga di me. Mi piacerebbe solo sapere cosa stai pensando adesso. Sai raccontare come uno che infila perle per farne collane da donare alle belle ragazze. Mi è sempre piaciuto ascoltarti insieme al rumore del mare. E continuo a sognare ad occhi aperti. Io mi prendo cura di te, e tu di me. Di certo la lavatrice la lascerei caricare a te, per tutti e due, mischiando i panni. L’immondizia la portiamo giù a turno. Tu vai a fare la spesa al negozio buono, invece io tagliuzzo le verdure fine, fine, per la minestra. E tu mi copri la notte, ed io mi scopro di nuovo. E facciamo l’amore con grazia come le acque sopra il mare.

Comunque poi alla fine ognuno resta solo, anche chi non lo sa. Mi alzo e vado al computer, scrivo questo raccontino,


Giulia

 

Lui. Una coppa di vino bianco fresco. Il bicchiere si appanna , guardo attraverso. Quante volte nella vita si deve far finta di non vedere o sentire. In certi momenti le parole escono più veloci del controllo della mente, spesso ci si pente ma molto più spesso le si sentono rinfacciate. Qualche fetta di salame , un pezzo di sardo fresco, un cestino di fave. In un giorno quanti stati d’animo ci attraversano, si alternano, si sovrappongono. La bottiglia di Coca è nello scomparto del frigo, bevo dalla bottiglia facendo scorrere il liquido nel palato. Come si può definire il nostro rapporto , siamo amici , amanti , conoscenti o chissà cosa. Non sopporto i supermercati, mi piace fare spesa nei negozi dove c’è rapporto con chi contribuisce a rendere accettabile quello che ti propina. Mi piace come fai l’amore ,  l’odore della tua pelle,  le tue fossette, il tuo modo di ridere. Le tende arancioni sventolano lasciando passare la primavera , le tue piante si stanno svegliando , le rondini rioccupano i loro nidi. Forse potrei cambiare lavoro , potrei fare l’irundologo , sarei all’aperto , aspetterei la primavera due volte l’anno. Mi piacciono i paesi caldi, potremmo andare a vivere in una palafitta sul mare non ti farei cucinare il pesce ma vorrei un nido sotto al tetto; tu potresti aprire un chiosco per vendere granite al gusto di papaia. La mattina quando c’è bassa marea potremmo andare a scrivere versi sulla sabbia aspettando che il mare li cancelli . Guardo i baccelli delle fave , fanno così tanto volume , e sono pronti da buttare. Penso all’amore , bruciata la passione , rimane lì sottile e bisogna dedicarci un sacco di attenzioni . Guardo le rondini rimettere in ordine la loro casa e nei loro movimenti traspare amore :sarà che il loro non è un andare ma sempre un ritornare, sarà che schivano sempre l’inverno ; sarà l’inverno ad uccidere l’amore?

Mauri53


[fotografia di Ewa Brzozowska]


venerdì, 04 aprile 2008

Assenza



L’assenza ha qualche parentela con la morte, manca qualcosa , una parte di te. Un giorno c’è , il giorno dopo non c’è più.

Che cosa accade a una casa dove si sente una assenza? La casa ,naturalmente, resterebbe la stessa, non sarebbe consapevole di quanto è accaduto. I muri restano al loro posto. Le porte, pronte per essere aperte e chiuse. Piatti e bicchieri , sempre disponibili, anche se non ci fosse più nessuno a usarli per mangiare e bere.

Se manchi tu è come se nessuno vivesse qua.

Le poltrone restano immobili, pronte a servire   chiunque vuole sedersi. Le lancette dell’orologio continuano ad andare avanti, con lo stesso tic tac immutabile, ricominciare il loro giro a mezzanotte, come se il giorno finito non ci fosse mai stato. Questa mattina ho voglia di rimanere a letto e guardo fuori dalla finestra , ascolto il vento, lo sento passare con un fruscio tra gli alberi e invidio i rami per la loro pazienza.

Sento prepotente la tua assenza , è quasi un male fisico.

Guardo la pallida luce del sole che tenta di aprirsi un varco tra le nuvole , senza riuscirci.

Mi chiedo quale sia lo scopo di tutto quello che accade, di questo infinito ripetersi.

C’è stato un tempo che al mio risveglio sentivo il profumo del caffè, sentivo il tuo canticchiare lontano, il tintinnio delle tazze, il profumo dei croissant . Anche questi odori sono scomparsi , quei piccoli rumori. Stamattina la casa è silenziosa , non ha odori , nessun tipo di odore neanche cattivo sembra asettica . Il cuscino dalla tua parte ha perso la tua impronta, mi mancano le tue calze gettate sulla poltroncina , i tuoi braccialetti sparsi sul comodino, tutto questo ordine mi opprime.

Cerco di captare un leggero profumo di te, anche solo una sensazione di te ma il vuoto impera.

Mi alzo e sento il freddo sotto alla pianta del piede , mi fa salire un leggero brivido che mi fa sentire vivo.

Il sole ha vinto la sua battaglia e splende , la nuvole sono un vago ricordo.

Entro nel salone e il mio sguardo cade sulla tua pianta che giganteggia di fronte alla finestra, due splendidi fiori sono sbocciati nella notte.

La tua pianta è fiorita anche senza di te , tutte le notti finiscono al mattino.


postato da: Mauri53 alle ore 20:36 | link | commenti (25)
categorie: pensieri, narrativa
lunedì, 24 marzo 2008

Domani



Trattengo il respiro , espiro e poi respiro profondamente. Decelera il battito del cuore, acquista un ritmo regolare. Allungo le braccia staccate dal corpo, le mani strette a pugno faticano ad aprirsi. Sento il sangue scorrere ed io riesco a percepirne il fluire,riesco a seguirlo nel suo percorso,mi affascina,mi spaventa.
Socchiudo gli occhi,come si fa da bambini,quando si ha paura di qualcosa...si socchiudono appena lasciando una microscopica fessura per vedere cosa accade, ma il buio è un sudario impenetrabile. Cerco la concentrazione , il mio punto focale si annida all’incrocio delle sopracciglia, da lì cerco di vedere dentro di me. Inizio dalla punta dei piedi, vedo scorrere i legamenti , i leggeri fasci di muscoli, le ossa con i loro snodi, li esamino lentamente ; vedo il fluire dei nervi e prendo a risalirli. Arrivo agli organi interni e perdo la concentrazione, tento inutilmente di svuotare la mente ma la tua immagine si fa sempre più presente; ad essa è collegata una lista interminabile di pensieri , di sensazioni, di una voglia insopprimibile e irrealizzabile, il razionale si disperde nell’irrazionale. Il sonno tarda ad arrivare , lui potrebbe spegnere la realtà , farmi sognare e condurmi fino al risveglio in un mondo dove i desideri si realizzano , dove sei accanto a me e posso sentire la tua pelle ,la tua voce. Tra le pieghe delle lenzuola si annidano i miei sogni ma non riesco ad accenderli e spegnere la realtà. Sudo pensieri sul cuscino. Stringo i denti. Qualcosa di caldo scivola sulla mia guancia ; arriva all’angolo delle mie labbra , un gusto salato mi colpisce i sensi allenta la tensione, la mia mano , come colta da un moto indipendente sale a spazzare il viso da questa presenza ingombrante e spazza anche la sensazione di angoscia. Una sensazione di pace pervade il mio animo e aspetto il domani che sarà uguale a tanti domani o forse ..no.


postato da: Mauri53 alle ore 01:05 | link | commenti (10)
categorie: pensieri, narrativa